Hennè – Se ci riesco io potete farcela anche voi!

Ci riesco perché
adoro l’hennè!

Ehm… torniamo seri!

Oggi ho deciso di fare qualcosa di diverso e di parlarvi del mio metodo di colorazione naturale dei capelli. Quella che riporterò di seguito sarà la mia personalissima esperienza con le tinture vegetali, esperienza che considero ancora in fase di miglioramento. Prima di iniziare, però, è fondamentale sapere su che tipo di capello si ritrovano a dover lavorare le erbe tintorie da me selezionate: la dolce protagonista è una chioma riccio-mossa con capelli abbastanza spessi e crespi il cui colore dominante – per il momento – resta il nero attorniato, tuttavia, da una buona percentuale di fili argentati.

MATERIALI IMPIEGATI e TIPI di ERBE TINTORIE UTILIZZATE

La preparazione è alquanto brigosa e, spesso, la voglia di iniziare questo lungo processo sparisce in un enorme buco nero, ma per il benessere dei miei capelli cerco di mettermi l’anima in pace e di trovare il tempo per riuscire a fare tutto. In generale, sono solita utilizzare una sfigata ciotola in plastica, recuperata in occasione di un Halloween passato, e un super-pennello applicatore sempre in plastica. È fondamentale evitare di utilizzare i cucchiai e le ciotole di metallo perché potrebbero interagire con il composto.

Per il momento tendo a viaggiare su un binario abbastanza tradizionalista affidando la mia chioma al potere tintorio della Lawsonia inermis e dell’Indigofera tinctoria o argentea. Non mi sono mai spinta oltre sperimentando con qualche altra erbetta colorante, ma spero – in futuro – di poterne provare alcune, come il Katam (Buxus dioica) o il mallo di Noce (Juglans regia). Preferisco chiamarle con i loro nomi scientifici perché, nonostante in commercio si parli di “hennè nero”, “hennè castano”, “hennè neutro” ed “hennè biondo”, in realtà esiste un solo tipo di hennè ed è la Lawsonia inermis, un arbusto spinoso con fiori bianco-rosati, appartenente alla famiglia delle Lytraceae e originario del bacino del Mediterraneo orientale, Asia minore, Nordafrica, Iran ed India occidentale dalle cui foglie essiccate si ricava una polvere le cui proprietà coloranti sono da attribuire alla presenza del Lawsone. L’Indigo, invece, è una pianta arbustiva perenne – appartenente alla famiglia delle Leguminosae – originaria della Cina, dell’India e delle isole di Giava. Il genere Indigofera annovera più di trecento specie e la famosa polvere colorante, contenente il principio tintorio Indicano, si ottiene sempre da un’attenta lavorazione delle foglie.

PROCEDIMENTO

Trovate, nella foto sottostante, le tinte della Santè perché sono quelle che sto utilizzando in questo periodo dopo averle acquistate in super-offerta sul sito di onlybio.it che, credo, ci abbia salutato per sempre. Devo dire che queste due polveri non mi hanno convinto al 100% e non credo che faranno ritorno in futuro poiché, oltre a trovarle particolarmente costose a prezzo intero, tendono ad essere un po’ troppo granulose per i miei gusti.

Allora, nonostante la difficoltà di applicazione a causa della sua spiccata granulosità e l’incapacità di mascherare i capelli bianchi, provo un amore smisurato nei confronti dell’Indigo perché sulla “porzione” nera del mio capello riesce a donare meravigliosi riflessi corvino-bluastri. Invece, sulla restante parte argentea, in particolare sulla ricrescita in prossimità delle radici, non è assolutamente in grado di coprire il bianco, ma tende a farlo virare verso l’azzurro, motivo per cui reputo essenziale l’utilizzo della Lawsonia per dare una solida base di appoggio a quest’ultimo. In principio, come avrete letto nei tanti post dedicati ai prodotti finiti (Hennè Rosso Egiziano di Forsan, Tinta vegetale “Nera” di Khadi, Hennè Rosso Naturale di Erbamea, Hennè Naturale Extra Extra Extra Forte di Patrizio Breseghello ed Hennè Nero Naturale Rang di Erbamea), ho sempre scelto di applicare preventivamente una tintura a base di Lawsonia, in generale due o tre giorni prima, in maniera tale da creare un’adeguato sostegno alla successiva stesura dell’Indigo. Questo tipo di processo si è dimostrato – sin dall’inizio – efficace sul mio tipo di capello, ma l’ho sempre trovato particolarmente noioso e non il massimo in termini di bellezza dal momento che, per almeno due giorni, mi ritrovavo ad andare in giro con le radici rosso-fuoco che cozzavano pesantemente contro il nero corvino delle lunghezze. Per tale ragione, un giorno ho deciso di seguire un piccolo consiglio, letto – qualche tempo prima – su un libro dedicato alla cura dei capelli con l’hennè, ossia quello di mettere insieme le due polveri e applicare il tutto in un’unica botta. In questo modo, oltre a migliorare la granulosità del composto, ho potuto effettuare un’unica stesura saltando la preventiva applicazione della Lawsonia, tuttavia per poter ottenere un bruno scuro, ho sapientemente evitato di mescolare i due ingredienti in parti uguali prediligendo, invece, un maggior quantitativo di Indigo (2/3) rispetto alla dose di Lawsonia (1/3). Una volta miscelati, sono andata ad aggiungere della semplice acqua tiepida ed a mescolare il tutto cercando di ottenere un composto della giusta consistenza e privo di grumi. A volte, per rendere il prodotto più omogeneo e, di conseguenza, facilmente spalmabile mi piace aggiungere un cucchiaino di Gelatina “Mallo e Indigofera” di Phitofilos.

L’applicazione mi piace farla sulla chioma pulita perché di regola, in questo caso, il capello è più “predisposto” a ricevere il colore rispetto ad una capigliatura sporca, coperta di sebo e polvere per cui, prima di preparare il composto, lavo i capelli con uno shampoo privo di siliconi e cerco di tamponarli al meglio con un asciugamano evitando, in questo modo, che l’acqua in eccesso possa diluire ulteriormente la miscela e provocare, di conseguenza, possibili colature durante la posa. Quindi, una volta che ho lavato i capelli, indosso i guanti di lattice e una maglietta vecchia, spalmo sulle orecchie e sulla cute – in prossimità all’attaccatura dei capelli – una crema grassa per evitare il rischio di tingere la pelle durante la fase di stesura e, infine, preparo la mia pastella. A questo punto, applico il composto con l’aiuto del pennello da tintura, dapprima in prossimità del cuoio capelluto e poi, il resto, sulle lunghezze dividendo le varie ciocche. Terminata l’applicazione, avvolgo la chioma impastata con due giri meticolosi di pellicola trasparente, seguiti a ruota da un’ulteriore copertura con un asciugamano ed un vecchio berretto di lana, insomma una possente impalcatura che, oltre a farmi assomigliare ad un enorme preservativo vivente, offre la possibilità al composto di lavorare al meglio. Per riuscire ad ottenere un certo risultato, ritengo che sia molto importante il tempo di posa, personalmente appartengo a quella scuola di pensiero che ama tenere il tutto a riposare per un minimo di due ore fino ad un massimo di quattro, praticamente me lo dimentico. Terminato il periodo di posa, mi accingo a togliere tutta l’infrastruttura e ad eseguire un accurato risciacquo con acqua tiepida in maniera tale da eliminare tutti i residui fino ad ottenere la completa trasparenza dell’acqua ed, infine, termino con un getto freddo. Quando è possibile, evito l’applicazione di shampoo e balsamo in modo che il colore, nelle ore successive, possa fissarsi sul capello senza particolari interferenze, ma – a volte – sento il bisogno di effettuare una rapida passata di shampoo – opportunamente diluito – e i balsamo, nelle varianti più delicate possibili, per cercare di eliminare i residui più ostinati e sciogliere eventuali nodi. Una volta risciacquato il tutto, lascio asciugare all’aria.

Ora, prima di effettuare il lavaggio successivo o realizzare un’ulteriore applicazione, nel caso in cui non dovessi ritenermi soddisfatta del risultato, cerco di aspettare almeno tre giorni in modo tale da dare il tempo al colore di fissarsi del tutto e di raggiungere la gradazione definitiva. Durante i lavaggi successivi, l’Indigo è sempre stato il primo a salutarmi, mentre la Lawsonia resta tenace sul capello scaricandosi gradualmente perdendo, a poco a poco, quella sua vivace intensità. Nel mio piccolo, per “ritardare” il momento della successiva applicazione tintoria, cerco di utilizzare con regolarità prodotti specifici, ossia lo Shampoo e la Gelatina disciplinante “Mallo e Indigofera” di Phitofilos che mi consentono, nel loro piccolo, di ravvivare i riflessi bruni grazie alla presenza degli estratti di Indigofera tinctoria e di mallo di Noce.

Nonostante queste mie piccole accortezze, tendo ad avere una ricrescita abbastanza rapida per cui, dopo due settimane, mi ritrovo a dover ripetere l’intero processo sulle radici imbiancate.

BENEFICI e SVANTAGGI

Dopo aver intrapreso questo lungo cammino tintorio, ho notato un netto miglioramento della salute dei miei capelli, precedentemente sottoposti a tinture chimiche permanenti. Difatti, hanno subito un graduale ispessimento ed un aumento del volume associato ad un considerevole miglioramento dell’effetto crespo e della lucentezza. Di contro, l’uso di queste erbette mi hanno costretto a cercare il tempo e la voglia di eseguire l’intero processo tintorio, ad avere tanta pazienza sia durante la preparazione, l’applicazione e il tempo di posa del composto sia nel trovare la giusta miscela adatta al mio tipo di capello (processo ancora in fase di miglioramento), insomma è fondamentale munirsi di voglia di sperimentare e di un briciolo di “leggerezza” in più nell’affrontare un possibile risultato deludente. Inoltre, è bene sottolineare il fatto che il risultato del colore finale dipende da una serie di fattori concomitanti: il mix di erbe tintorie utilizzato, l’esecuzione della preparazione della pastella, l’applicazione, il tempo di posa e la tipologia di capello. Ultima cosa, prima di concludere, per cercare di stemperare l’odore erbaceo e prepotente dell’hennè consiglio di aggiungere poche gocce di olio essenziale di lavanda (gtt. V → cinque gocce) oppure un pizzico di cannella o di chiodi di garofano all’impasto finale.

Dopo questo lungo discorso, attendo – speranzosa – i vostri commenti qua sotto ↓ con le tutte vostre esperienze e i vostri consigli.

Al prossimo post e non mettetevi pressione!

9 pensieri riguardo “Hennè – Se ci riesco io potete farcela anche voi!”

  1. Se ti va , passa a dare un’occhiata alla pagina è al gruppo Passione Naturale in Facebook : ci scambiamo info e ricette su hennè, erbe tintorie è prodotti bio.
    Un abbraccio da Bologna. 😁

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  2. Dovrei decidermi anch’io a passare alle erbe tintorie, o almeno a tinte più naturali possibili!!! Mi rendo conto che i miei capelli ne troverebbero giovamento!! Ma non ho tutta quella pazienza di tenere l’impacco in testa tante ore e, soprattutto, il momento del risciacquo che diventa interminabile! :-/ La gelatina al mallo di Phitofilos l’utilizzavo un paio di anni fa, ma come styling, più che come riflessante.

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    1. Devi assolutamente provarle e si, mi rendo conto che il procedimento possa dimostrarsi una grande rottura di scatole perché bisogna avere tempo e voglia. All’inizio ti sembrerà uno schifo totale perché ti cadranno pezzettini di hennè ovunque durante l’applicazione, ma quando ci prenderai la mano… beh, sarà una meraviglia 😉

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      1. Si, lo so perché alcuni anni fa (appena passata al bio) facevo degli impacchi con la polvere di amla (quella di Khadì per l’esattezza) e non ne potevo più… mi ricordo che non vedevo l’ora di terminare la confezione., infatti poi non l’ho più acquistata e non ho mai più usato le erbette!!! Comunque prima o poi proverò e ti farò sapere!! 😉 Un bacio.

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